
CA’ MEMO E IL DOGE MARCANTONIO
Intorno al XVII secolo numerose furono le ville costruite a Noventa da nobili famiglie veneziane e andate purtroppo distrutte con la grande guerra. Tuttavia L’unica che ha lasciato un segno durato nella toponomastica fu quella costruita nel 1605 da Marcantonio Memo, nella località che da allora porta il suo nome. Questa derivò probabilmente, anche dal fatto che di lì a pochi anni nel 1612 il proprietario divenne Doge della Serenissima. I Memo o Memmo erano una delle famiglie più antiche di Venezia, appartenente al gruppo delle dodici dette “apostoliche” per aver partecipato alla elezione del primo Doge nel 697 e da allora si impegnarono sempre nella vita pubblica. Lo stesso Marcantonio aveva ricoperto vari incarichi, tra cui quello di Pode-stà in diverse città dell’entroterra prima di essere nominato Procuratore di San Marco. Ma antica nobiltà a parte, allora a Venezia per aspirare al dogato servivano soldi, molti soldi a lui era si ricco, ma non abbastanza. Aveva negli anni amministrato con oculatezza il suo patrimonio e possedeva un palazzo in Città, terreni nel Veronese oltre alla casa di villeggiatura a Noventa. Mai quindi avrebbe pensato di essere candidato. Ma alla morte del Doge Leonardo Donà, i rappresentanti del partito delle “vecchie famiglie” che da 250 anni non riuscivano a far passare un proprio rappresentante, puntarono su di lui. Si organizzarono in grande stile, senza lesinare sui mezzi e facendo ricorso a brogli, in un modo che le cronache del tempo definiscono vergognoso e senza precedenti. Con un colpo di mano risulto eletto al primo scrutinio, ma aveva quasi 76 anni ed era già malato. Il suo dogato durò tre anni, durante i quali non si riscontrarono fatti importanti, tranne l’inasprirsi dei rapporti con l’arciduca d’Austria, per la protezione da questi fornita alla pirateria Slava degli Uscocchi. Si profilava una guerra, ma il memo non la vide perché mori il 31 ottobre del 1615. Non si sposò mai, ma ebbe un figlio naturale che intraprese la carriera eclesiastica. Nonostante non avesse fatto niente di notevole che meritasse di essere ricordato, ebbe comunque il privilegio toccato a pochi dogi:avere il proprio ritratto solenne, eseguito da un grande pittore, collocato in un posto d’onore in Palazzo Ducale. Ancora oggi i visitatori, prima di entrare nella sala del Maggior Consiglio, possono ammirare sulla parete dell’andito la grande tela, opera di Jacopo Palma il giovane, raffigurante Marcantonio Memo davanti alla Vergine, assistita dai Santi Patroni e seguito dalle allegorie della Città ove egli occupò cariche pubbliche.