Fiume Piave il porto
Seguiamo nel nostro itinerario il corso del fiume, che dopo Ponte di Piave, un tempo porto fluviale per l'attracco delle zattere, comincia a diventare lento e profondo. Nell'ansa di Zenson ultima tappa degli zattieri, che poi affidavano le zattere legate insieme in molte unità ai flussi di marea e alla forza dei muli che le trainavano dalle rive, c'era un "passo barca" che collegava questo luogo a Salgareda. Nell' Osteria alla Bersagliera , situata proprio dirimpetto alla vecchia strada del "passo barca" di Zenson, a Romanziol, sono presenti alcuni oggetti di cultura popolare e numerose foto d'epoca riferite alla Piave, ai cavatori di ghiaia e alle imbarcazioni fluviali nel porto di Noventa di Piave. "A Piave Bassa", che qui diventa una vera e propria strada d'acqua, era infatti solcata, fino al secondo dopoguerra, da burci (burchi), burchielle e peate per il trasporto di merci (derrate alimentari, strame per governare il bestiame, mattoni e tegole, ghiaia dalle grave ) e da piccole barche da pesca, ( mascareta, sandalo, fagaroto ), s'ciopon per la caccia alle anitre, barcarol per il trasporto delle persone. Oggi di questo porto affollato di natanti, comprese le caorline che portavano il pesce da Caorle e i bragozzi carichi di verdure di Chioggia, restano tracce molto labili. Sono invece ancora presenti alcuni elementi che rimandano alle attività di estrazione della ghiaia , come i resti di un frantoio in cemento nel Parco fluviale del Piave e le casette dei cavatori di ghiaia a Ca' Memo. Questa schiera di abitazioni vicino all'argine, che formano un unico grande edificio allungato, viene definita localmente "el treno". Lungo le sponde del fiume si possono inoltre seguire, perché recentemente ripristinati, i sentieri ( restere ) dai quali uomini e animali trainavano a mezzo di lunghe funi le imbarcazioni. Sempre costeggiando le rive, dopo aver superato un isolotto circondato di canne palustri, si arriva a un altro importante "passo barca" che congiungeva il paese con Fossalta di Piave, dove un itinerario naturalistico consente di percorrere gli antichi argini di San Marco . Oggi il collegamento tra le due sponde è garantito da un ponte di barche . C'è da ricordare che la gestione dei traghettamenti, specialmente in tempo di guerra, era in mano alle donne, testimoni di eventi tragici sulle acque di un fiume spesso causa di morte e di distruzione. Si giunge quindi a San Donà di Piave, centro propulsore delle attività di bonifica del Basso Piave. Le sistemazioni idrauliche iniziate con la Serenissima , continuarono nel secolo XIX con il prosciugamento meccanico dei terreni paludosi; ma fu soprattutto nella prima metà del Novecento che la bonifica di vasti territori compresi tra Sile e Livenza fu portata a termine e si attuarono in forma organica l'appoderamento e la valorizzazione agraria. Il paesaggio subì dunque radicali modifiche: le aree palustri e vallive dove si raccoglievano strame e canna per arelle, graticci e stuoie vennero trasformate in campi di avena, frumento, trifoglio e granoturco e in vigneti. Gli insediamenti, quasi assenti fino al sec. XIX, vennero assumendo connotazioni diverse a seconda se si trattava di aziende in economia o a mezzadria. Porto di Noventa. Inizi del '900 Osteria Romanziol testo.....