Giacomo Noventa il poeta
Giacomo Noventa, poeta-filiosofo e critico acuto della cultura italiana moderna,
è senza dubbio una delle voci più alte della nostra poesia contemporanea sia
per l'originalità delle posizioni ideologiche e della scelta linguistica che
per le prorompenti accensioni sentimentali e l'appassionata vena di canto che
pervade i suoi versi.
La sua poesia mostra una straordinaria varietà di accenti, di ritmi, di motivi
che vanno dalla meditazione dolente e profonda allo scherzo ironico e beffardo,
dalla solennità del canto religioso alla leggerezza della canzonetta gioiosa.
Una poesia che sa essere classica e moderna. Classica come i suoi motivi ispiratori:
l'amore, l'amicizia, la nostalgia della giovinezza e della terra natale, la
passione ideologica e politica, espressi senza ombra di retorica o di stucchevole
sentimentalismo.
Moderna per l'inquietudine e l'angoscia di cui permea questi sentimenti pur
nella ribadita certezza della fede derivante, di parole di verità. Una poesia
infine che, attraverso l'adozione del dialetto veneto, trasporta nel cuore
stesso della nostra lirica novecentesca la polemica di Noventa contro la cultura
ufficiale italiana. Rifiutandone infatti anche la lingua che ne è espressione,
Noventa marca il suo polemico distacco dalle ideologie e dalle poetiche di
una cultura che egli sente falsa e fallace e recupera, grazie al dialetto,
la possibilità di rifarsi a tematiche e di pronunciare parole che la lingua
ufficiale non può usare, avendole svuotate del loro più vero significato.
La poesia di Noventa nasce come una rivolta viscerale, rivolta motivata e ispirata direttamente dalla poesia italiana contemporanea. (Mario Soldati)
Noventa era ed è un uomo tutto immerso nella cultura del suo tempo: immerso nel senso che la capisce, la giudica, la soffre in quanto ha di ineluttabile, di inevitabile, di irreparabile. (Giacomo Debenedetti)
Rileggendo i versi di Noventa, leggendoli ad alta voce a me stesso e a vari amici ho rilevato che più il tempo passa più essi acquistano significati. (Andrea Zanzotto)
L'amore e la passione civile, la nostalgia dei luoghi e dei tempi, la presenza ovunque di una persona e di una sofferenza o gioia umana, l'armonia del canto, la disarmatezza della poesia che nulla ambisce d'essere se non la propria disarmata semplicità, erano i temi e i valori che la lezione di Noventa mi riportò e che la sua stessa persona mi portava. (Giovanni Giudici)
Giacomo Noventa (1898-1960) è il poeta dialettale più ingiustamente trascurato,
fu lo pseudonimo usato da Giacomo Ca' Zorzi.
Nato a Noventa di Piave [Venezia] nel 1898, seguì gli studi universitari a
Torino dove fu in contatto con Piero Gobetti e altri scrittori. Studiò poi
in Germania.
Dopo altri soggiorni all'estero, si stabilì a Firenze, dove fondò e diresse
insieme a Alberto Carocci «La Riforma letteraria» (1936-1939), rivista fortemente
polemica contro la cultura italiana del tempo. Uomo di molteplici interessi,
Noventa perseguì sul piano politico l'ideale di un cattolicesimo democratico,
ispirato al pensiero di Gioberti e di filosofi contemporanei come Maritain.
Morì a Milano nel 1960. La parte più interessante della sua produzione è nelle
poesie scritte in una «lingua veneziana» di sua invenzione, che si rifanno
ai grandi temi e motivi della tradizione romanticista in netta polemica con
l'estetismo. La sua opera poetica è raccolta nei Versi e poesie (1956, e 1966),
e nei postumi Versi e poesie di Emilio Sarpi (1963).
E' una produzione non dialettale: il dialetto è lo strumento ritenuto più efficace
a esprimere valori ormai inattuali della cultura moderna, derivati dall'intreccio
in funzione antiborghese di spiritualità aristocratica e tradizioni della cultura
popolare.
L'opera in prosa comprende vari volumi, pubblicati in gran parte postumi, tra
cui: Nulla di nuovo (1960), e I calzoni di Beethoven (1965).



