Il fiume Piave
Ci sono luoghi che vengono ricordati per la bellezza o per l’eccezionalità delle loro caratteristiche, nel caso del Piave sono i sentimenti a prevalere in chi ne parla o lo visita. Non potrebbe essere altrimenti per un corso d’acqua che è stato teatro di eventi davvero incredibili.
Basti pensare alla Grande Guerra (di cui per gli italiani è quasi diventato un sinonimo: "La guerra del Piave") o alla tragedia del Vajont che ha ridestato in modo cruento tutto il mondo occidentale dal sogno del miracolo tecnologico.
Oggi il Piave è un fiume per lo più artificiale, imbrigliato da dighe e traverse nel suo tratto montano e in parte canalizzato in pianura, ma parlandone con la gente rivierasca emerge puntualmente la convinzione che le opere dell’uomo non lo abbiano che apparentemente addomesticato .....
Il Fiume Piave, che scorre interamente entro i confini della Regione Veneto, è uno dei fiumi più importanti del territorio italiano. Molteplici sono i fattori che concorrono a determinare la sua importanza; primo fra tutti il dato geografico, che assegna al Piave il ruolo di "fiume delle Dolomiti Orientali".
Il suo bacino oroidrografico, infatti, comprende l'intero settore orientale delle "Montagne più belle del mondo", dalla Civetta al Pelmo, dall'Antelao al Sorapìss, dalle Tofane al Cristallo. Ancora in termini geografici va sottolineato il fatto che il Piave è uno dei due "padri naturali" Il Piave è uno dei maggiori fiumi italiani, sia per lunghezza sia per portata d'acqua. Nasce dal monte Peralba, a 20 km circa sopra Sappada e finisce la propria corsa a Cortelazzo, vicino a Jesolo.
Da sempre l'uomo ha visto legata la propria vita alle vicende di questo fiume, che è stato strumento di sostentamento e di sopravvivenza, ma anche veicolo di morte e distruzione con le sue piene improvvise, con le sue vicende legate alla grande guerra, con l'indimenticabile disastro del Vajont ecc. Ma non è della storia che qui vogliamo soffermarci, bensì del suo non buono stato di salute. Nella stagione estiva, nel tratto di fiume che va da Fossalta al mare, il fiume prende una colorazione marrone, innaturale, con quasi assenza di corrente. Le cause di questo stato penoso sono molteplici, vale la pena di elencare le più importanti.
La principale è scarsa portata d'acqua dalla montagna a causa della mancanza di precipitazioni, e l'ENEL che la trattiene nei propri bacini fa il resto. Nel percorso verso la pianura cominciano i prelievi idrici per l'irrigazione di buona parte della provincia di Treviso, sommiamo anche i prelievi per uso domestico da parte dei consorzi per gli acquedotti, (se ne va un altro 25-30 % d'acqua).
Pensiamo, inoltre, ai continui scarichi abusivi e all'escavo dell'alveo per il prelievo dei materiali inerti e possiamo immaginare da soli a che cosa avviene nella parte intermedia del corso del fiume.
Scorrendo ancora più a valle, arrivando in provincia di Venezia, continuano i prelievi e gli scarichi, anche se in misura minore rispetto a qualche anno fa. Ben presente nella memoria collettiva è lo scarico del metanolo fatto da alcune cantine in occasione del famoso scandalo del vino contraffatto e che ha letteralmente distrutto la fauna del fiume con conseguenze che si sono protratte per molti anni. Dopo molta fatica, il fiume arriva al mare, ma i suoi guai non sono ancora finiti, anzi.
Da qualche anno a questa parte la foce, a causa delle molte piene del passato si sta interrando per parecchi metri (in altezza).Tutti lo sanno, tutti denunciano la pericolosità del fenomeno, ma chi di competenza non fa nulla e i soldi per questi lavori non ci sono mai. La conseguenza di questa situazione è che la marea non penetra più con forza all'interno del fiume, l'acqua ristagna e le molte specie di pesci non risalgono più il fiume per la loro attività riproduttiva.
Ecco che il bel Piave diventa uno stagno putrido, sgradevole e, in questa situazione, impescabile. La bellezza del fiume non può essere apprezzata: niente più passeggiate, niente più canottaggio e per noi niente più spinning. La situazione si è aggravata negli ultimi 5 - 6 anni. All'inizio i soliti esperti dicevano che erano un fenomeno naturale dovuto al proliferare di un'alga sul fondo del fiume. Affermazione riduttiva.
Solo questa estate, dopo decine di denunce fatte da associazione ambientaliste, di pesca e anche da privati cittadini, alcuni comuni rivieraschi hanno promesso una azione per risolvere (almeno in parte) il problema.
I primi impegni sono arrivati dall'amministrazione provinciale di Treviso che per mezzo dei consorzi di bonifica e acquedotto hanno promesso di effettuare con più razionalità i prelievi idrici, e da parte dell'ENEL, che si è ripromessa di rilasciare ogni giorno un certo numero di metri cubi d'acqua al fiume. Basterà tutto questo? Gli enti manterranno le promesse.
Noi lo speriamo, ma intanto non abbasseremo la guardia e non mancheremmo di denunciare eventuali ritardi e carenze.
Aspettiamo anche l'attivazione dei sistemi fognari e di depurazione delle acque nei troppi comuni delle province di Belluno, Treviso e di Venezia, che ora ne sono sprovvisti (nonostante i lauti finanziamenti da tempo fatti a tutti i livelli).
