Cenni storici

 

Le radici di Noventa affondano nel più remoto passato. Reperti archeologici convalidano l’affermazione di più autori latini indicante che il territorio (agro) fra le città di Altino e Oderzo era abitato secoli prima che le legioni di Roma giungessero in queste terre. Inoltre è da notare che qui guadava il Piave la strada che collegava Altino ad Oderzo: allora le due sole città della zona.
Uno splendido mosaico, scoperto a pochi passi dalla Chiesa, ed altri reperti attestano invece la presenza di un villaggio (vico) nell’epoca romana. Inoltre studi recenti stanno identificando un tratto noventano della via Oderzo-Altino con un decumano della centuriazione realizzata da Roma nel I secolo D.C., fra Piave e Livenza da Oderzo al margine lagunare, allora poco a valle di San Donà di Piave.


Il territorio reca i segni di una lunghissima frequentazione umana,gli uomini preistorici vi trovavano una densa foresta ricchissima di selvaggina e numerosi ruscelli pescosi.

Le acque del Piave, non costrette da argini o canalizzazioni, esondavano frequentemente, senza però fare grossi danni. Il fiume era suddiviso in numerosi rami minori, che tendevano a formare pozze e specchi d'acqua. Piave e il sile confondevano le loro acque a tal punto che bisogna attendere la fine del VI secolo d.c. per trovare l'attestazione del nome del fiume Piave e l'indicazione del suo corso, finalmente distinto dal Sile. Il primo insediamento stabile risale però al V secolo A.C., ad opera di genti Henete(o Venete) provenienti dall'opitergino. Questo era un popolo pacifico, dedito all'agricoltura ed all'allevamento di cavalli; venuti in contatto con i Romani, mantennero ottimi rapporti e si aiutarono reciprocamente quando si trattò di fronteggiare le mire espansionistiche dei Galli, o di bellicosi vicini. Desiderosi di tranquillità e dei possibili vantaggi derivanti dalla vicinanza di un potente alleato, i Veneti accolsero positivamente la fondazione Romana di Aquilegia, l'apertura di numerose vie di collegamento (divenute in seguito una capillare rete viaria) ed infine la bonifica e l'assegnazione di terre coltivabili ai veterani dell'esercito. In questo modo la conquista del Veneto da parte dei Romani fu in pratica una lenta assimilazione. Noventa di Piave sorta in luogo dove il fiume era facilmente guadabile, divenne un importante nodo commerciale:intorno alla fine del terzo secolo d.c. si diffuse il cristianesimo, probabilmente grazie a viaggiatori civili o legionari, anche se la leggenda vuole che siano stati San Prosdocimi, discepolo di San Pietro, e San Ermagora, discepolo di San Marco i responsabili della conversione dei Noventani; a conferma dell'antichissima conversione ricordiamo che Noventa risulta inclusa nella diocesi di Oderzo, una delle prime e più vaste dell'Italia Settentrionale. Con il crollo dell'impero Romano sopraggiunsero tempi molto difficili, funesti dalle ripetute invasioni di popolazioni barbariche, che percorrevano le strade Romane rapinando, devastando e lasciando dietro di sé solo morte e desolazione, gli abitanti non riuscirono più a seguire i lavori agricoli, le opere di agricoltura, la manutenzione della strade.....la carestia e l'indebolimento della popolazione (aggravata dalle carenze alimentari) favoriranno la diffusione di malattie che falciarono ulteriormente i pochi supestiti. Dal punto di vista politico Noventa rimase parte dell'Impero Romano d'Oriente anche dopo l'arrivo dei Longobardi e la creazione di un Regno, suddiviso in ducati. Nell'incertezza dei tempi si dovette anche affrontare dei veri e propri cataclismi naturali: il maggiore, durante la seconda metà del sesto secolo, provocò inondazioni terribili e modifiche nel corso dei fiumi. Solo nel settimo secolo i Longombardi sotrassero Oderzo e l'Opitergino ai Bizantini, che però mantennero il controllo delle città che erano nel frattempo state fondate nella laguna. I rapporti fra laguna ed entroterra migliorarono con l'arrivo dei Franchi: nel frattempo Noventa, quasi completamente abbandonata dagli abitanti, era stata nuovamente colonizzata da agricoltori attirati dalla feracità del territorio: l'abitato così risorto venne dotato di fortificazioni e di una chiesa, dedicata a San Mauro, poi eretta a sede pievana. Per un lungo lasso di tempo Noventa visse una situazione politicamente complicata dal fatto di dipendere da centri di potere diversi e concorrenti e fu contesa dai patriarchi di Aquileia e dai vescovi di Belluno: infeudata dall'imperatore agli Strasso (undicesimo secolo), la Pieve di Noventa fu dichiarata parte della diocesi di Treviso con il rango di chiesa matrice (dodicesimo secolo). La supremazia politica sul territorio continuò ad essere aspramente contesa fra i maggiori potentari dell'entroterra (gli Ezzelini.i Da Camino.i Della Scala) fino al definitivo prevalere della repubblica di Venezia, che avenne già nel 1339 il dominio su Treviso e tutti i suoi territori (dominio inizialmente non esente da opposizioni e problemi). Noventa cambiò gestione amministrativa, compresa nella podesteria di Oderzo, mantenne un certa imortanza, sopratutto come sede pievana. gli interventi che il governo della Serenissima condusse nel entroterra erano mirati allo sviluppo dell'agricoltura ed al controllo del tagli dei boschi; i lavori di agricoltura condotti sul Piave limitarono la frequenza delle inondazioni ma resero le rotte più drammatiche e pericolose. Tra il quindicesimo e il diciottesimo secolo i grandi investimenti in proprietà agricole condotti dal patriziato veneziano e dalle maggiori famiglie venete portarono alla formazione delle "ville" venete, splendide ed elaborate strutture architettoniche che comprendevano un'area destinata al soggiorno del proprietario e della sua famiglia (normalmente una villegiatura stagionale) ed aree destinate alle diverse attività produttive svolte in loco. Anche a Noventa ne sorsero di magnifiche, purtroppo completamente distrutte nel corso della prima guerra mondiale. Rimangono però i disegni, le riproduzioni e le testimonianze fotografiche ad attestare la magnificenza della villa Da Mula (progettata dal Sansovino ed affrescata dal Veronese) e dei tanti edifici che ornavano il territorio noventano. Particolarmente numerosi gli Oratori, elencati nei registri delle visite vescovili, ed i capitelli eretti dalla pietà popolare. Grazie allo sviluppo dell'agricoltura e del commercio locale noventa raggiunse un certo diffuso benessere, dimostrato dalla presenza di un attivo servizio postale e di una scuola: gli abitanti potevano inoltre avvalersi dei servizi del medico, del formacista e della levatrice. Il breve governo napoleonico si limitò inizialmente alla riorganizzazione amministrativa del territorio di recente conquista (suddiviso in distretti, cantoni e municipalità): si costruì cosi il distretto di Treviso, suddiviso in vari cantoni fra i quali quello di San Donà, che comprendeva la municipalità di Noventa. In poco tempo il nuovo governo sfornò una serie di editti poco graditi alla popolazione (come la soppressione degli ordini religiosi e il sequestro dei loro beni....), generando un diffuso malcontento. La situazione non migliorò con la cessione del Veneto all'Austria sancita dal Trattato di Campoformido: questi portarono alcune piccole modifiche all'assetto amministrativo francese e restituirono ai nobili gli antichi previlegi, gravando la popolazione di nuove contribuzioni. Il ritorno dei francesi portò nuove tasse e balzelli ed i successivi vantaggi derivanti dall'introduzione del Codice Napoleonico non ebbero il tempo di essere effettivamente apprezzati, poiché ben presto le sconfitte in guerra riportarono gli Austriaci nel Veneto ed in Lombardia. Nel frattempo però era stata decisa una ulteriore risistemazione amministrativa che incluse Noventa nel distretto di San Donà, parte del Dippartimento dell'Adriatico, con Venezia come capoluogo: al ritorno degli Asburgo Noventa rimase Comune della provincia di Venezia. Gli anni che precedono l'aggregazione del Veneto al Regnio d'Italia (1866) videro il diffondersi di una terribile crisi nell'economia locale, a causa della diffusione di alcune malattie che colpivano i vigneti e gli allevamenti dei bachi da seta. Noventa rimase centro commerciale di una certa importanza, sopratutto grazie alla sua posizione (si trova sulla linea stradale Venezia-Portogruaro e Venezia Motta di Livenza): ma il malcontento verso un governo sospettoso e conservatore era comunque estremamente diffuso e molti abitanti parteciparono ai moti ed alle imprese risorgimentali. L'adesione al regno d'Italia, benché avvenuta fra festeggiamenti e tramite plebiscito, non portò alla soluzione dei problemi economici e sociali; anzi, l'apertura di un ponte sul Piave a San Donà e di una linea ferroviaria stornarono gran parte dei traffici che facevano capo a Noventa, diminuendo cosi l'importanza commerciale. Molti, rimasti senza lavoro, tentarono la via dell'immigrazione, stagionale o definitiva; quando si credette di aver trovato nell'allevamento e nella selezione del bestiame (sopratutto bovini ed equini)una nuova fonte di sviluppo, sopravvennero le inondazioni, drammatiche - relativamente - frequenti (1882,1889,1903). La diffusione di morbi come la colera, la difterite, la pellagra e la malaria concorsero a decimare la popolazione. Fu in questo clima di disagio e sofferenza che scoppiò la Prima Guerra Mondiale. I problemi ne furono acuiti notevolmente, anche prima del coinvolgimento diretto del territorio comunale, che si trovò in prima linea dopo la rotta di Caporetto. Nell'autunno del 1917 cominciarono ad arrivare le truppe di soldati: gli abitanti scelsero in parte la via dell' esilio volontario ed in parte rimasero nelle loro case, nel tentativo di opporsi a saccheggi e distruzioni che furono invece puntualmente perpetrate dalle truppe austriache: durante l'estate del 1918 l'epidemia di spagnola contribuì ad aggravare ulteriormente una situazione ormai insostenibile e pure se le vicende belliche si erano ormai volte a favore degli Italiani, alla fine del conflitto i danni in tutto il Veneto erano enormi e Noventa di Piave era stata totalmente distrutta . La ricostruzione sconsigliata dal Governo, fu intrapresa comungue dagli abitanti, che ebbero un primo, valido aiuto dalla Croce Rossa Americana. Furono costruite le prime abitazioni, semplici baracche di legno che fungevano da Municipio ed ufficio postale: il Giovane parroco, don Giovanni Rossetto, sollecitò la formazione di libere associazioni di lavoratori, che vennero lentamente costituendosi. Furono la volontà degli abitanti, l'aiuto reciproco ed il mutuo soccorso a far rinascere Noventa: il momento storico era difficile e carico di tensioni politiche e va scritto a grande merito dei Noventani l'aver saputo mettere da parte ogni faziosità e spirito di rivalsa per collaborare, uniti, alla ricostruzione portata a termine, pur fra tante difficoltà, secondo il motto di don Rosetto"come prima meglio di prima". Vennero cosi eretti la nuova chiesa (su progetto degli architetti Rupolo e Passamai), l'altocampani le (secondo solo a quello di San Marco), gli edifici pubblici e le private abitazioni. I problemi economici continuarono a generare emigrazione: svolta risolutiva a questa situazione fu data dall'apertura dello Jutificio e dallo sviluppo del commercio della ghiaia, che porto alla costituzione della Società Ghiaia S.P.A. La parentesi fascista fu subita dalla popolazione, costretta ad aderire ad i nuovi ideali senza realmente condividerli: naturalmente ogni tentativo di opposizione venne spento sul nascere ad una reazione dura ma immediata, che convinse, fra l'altro, assesori e consiglieri alle dimissioni. Iniziò così un secondo tormentato periodo di guerra:i momenti peggiori furono quelli dell'occupazione tedesca, alla quale la popolazione si oppose in maniera spontanea e generosa, offrendo rifugio ad ebrei e soldati allo sbando. Dalla fine del secondo conflitto ad oggi Noventa ha continuato a svilupparsi, assumendo i contorni della cittadina moderna e vitale che si può ammirare: Quanto di prezioso è stato distrutto dalla follia degli uomini viene lentamente sostituito da nuove costruzioni. recenti scavi hanno riportato alla luce le fondamenta dell'antico edificio pievano, restituendo alla popolazione un piccolo tesoro del passato.