La grande guerra
1915-18

 

 


 

 

 


 

 

Giugno 1918


L'offensiva austro-ungarica, rappresentata dal XXIII Corpo d'Armata, nei pressi di Noventa di Piave mise a dura prova le nostre forze armate. Sopra un fronte di circa sei chilometri operava la 10ª Divisione affiancata a destra da un reggimento della 12ª e a sinistra da un reggimento di ussari appiedati della 1ª Divisione. L'intero Corpo d'Armata contava 29.600 fucili e 426 mitragliatrici, allineava 255 pezzi ed era appoggiato dal fuoco di altri 23 pezzi del "Settore Trieste"; 210 pezzi battono la zona d'urto. Il munizionamento è molto ricco: 4000 colpi per cannone da campagna, 3000 per obice da campagna, 1000 per obice pesante, 500 per i cannoni da 150 e per i pezzi da montagna. Sono pronte 27571 granate a gas. Il nemico traghetta il Piave limitando le perdite. Irrompe dapprima verso Paludello, al centro della sinuosa fronte della nostra 61ª Divisione; scavalca la prima linea, prende all spalle il 146° fanteria che, inebetito dai gas, stordito dal bombardamento, sgominato dalla violenza e dalla rapidità dell'assalto, è catturato in gran parte. Altri nuclei da Noventa di Piave si muovono tra la vegetazione rigogliosa, sotto i filari degli alberi, ungo gli argini dei canali. La sinistra della Divisione (Brigata Catania) è disfatta, l'artiglieria in serio pericolo, il Comando della Divisione deve ripiegare. Il Generale Pettini comandante del XXIII corpo d'Armata, ordina di ritirare le batterie pesanti. Sei batterie da campagna del 34° Reggimento strenuamente e con valore si sacrificano nella difesa dell'operazione. Un gruppo pesante campale è perso, un altro riesce nell'impresa e appostatosi più indietro ricomincia il fuoco. Il reparto d'assalto del XXIII coadiuvato dai ciclisti del III e IV Gruppo e i bombardieri del 104° Gruppo, accorrono per tamponare lo squarcio che si è aperto sulla nostra linea difensiva. Luoghi di battaglia sono Croce, presso Case Sperandio e vicino alla ferrovia. La destra della Divisione Brigata Arezzo) è seriamente minacciata dal cedimento dell'altra ala. Verso mezzogiorno un suo reggimento sgombra la testa di ponte presso Capo Sile. Poi un contrordine: riprendere posizione nelle trincee abbandonate. Nel pomeriggio la 61ª Divisione riesce ad riunirsi dietro il canale della Fossetta e il canale Mille Pertiche e si raccorda con il XXVIII Corpo d'Armata, tiene testa al nemico. Davanti a San Donà però gli austro-ungarici hanno formato un cuneo largo sei chilometri e profondo altrettanto. Migliaia di prigionieri e una cinquantina di pezzi sono caduti nelle mani dei nemici.